Già in quella sua primigenia formulazione, contenuta nell’opera di Erodoto di Turi, la Storia appare definita nelle forme di un’analisi dei fatti, che coglie nel suo centro il materiale operare dell’uomo. Non può quindi rivelarsi azzardata l’affermazione di come, proprio nell’individuo, la Storia d’ogni epoca abbia trovato la propria immutabile costante e, più precisamente, nel continuo operare di quest’ultimo il suo fondamentale cardine. Essa, infatti, si sostanzia, innanzi a tutto, di una narrazione la quale, cogliendo quasi di sorpresa il proprio soggetto, lo illumina impietosa: tanto nella consumazione delle sue azioni più abiette, quanto nell’intrinseca manifestazione delle più sublimi fra le rivelazioni dello Spirito che in lui si dèstino.
Esaminata a seconda di questa ottica, l’analisi delle vicende umane che si sono intrecciate nei secoli, componendo il passato di una famiglia, la quale, tanto o poco, abbia potuto incidere nella realtà, costituisce certamente un validissimo spunto, che può indurre l’osservatore ad una suggestiva meditazione, anche quando egli non intenda necessariamente aderire a quell’opinione, attinta dalla tradizione stoica, che suole intendere funzionalmente la Storia quale “magistra vitae”.
In ogni tempo, l’uomo – aristotelico “animale politico” per eccellenza – ha costantemente saputo dar luogo ad una fittissima e variegata congerie, talora persino contraddittoria, di strutture d’aggregazione, fra le quali – da circa ventimila anni pressoché immutato nei propri elementi fondanti – spicca il “nucleo familiare”.
Anche sotto il profilo culturale, già dall’epoca antica, la “famiglia” è assurta ugualmente ad un ruolo di concezione ideale, assumendo le forme di una sorta di “società naturale” (come dimenticare il ciceroniano: «Prima societas in ipso coniugio est»?), ovvero di prima cellula componente il più amplio contesto della “società politica”, come attestato, fra gli altri, oltre che dal costante Magistero della Chiesa, ad esempio, anche da Aristotele, da Hegel e da Kant. È proprio questa una delle principali ragioni che può portarci a concludere come la Storia, cronaca dell’uomo e del suo concreto agire, ben difficilmente potrebbe essere concepita nei termini di un’entità scindibile da una considerazione critica di quel nucleo fondamentale, dal quale praticamente ogni singolo trae la sua vita e, assai di sovente, parimenti la ragione stessa della propria esistenza.
Nelle vicende di ogni famiglia, quand’anche non d’antica tradizione, si renderà quindi possibile a chiunque ravvisare un esempio, storicamente rilevante, di quel più generale sforzo, istintivo e pressoché spasmodico in uno, che ha pervaso gli uomini illustri ed oscuri di tutte le epoche, sublimando le ragioni del loro esistere sulla terra e del loro progredire nel mondo in nome della posterità. È certamente in questa universale concezione della famiglia, dunque, che questa tensione, fisica ed etica ad un tempo, trova la propria definizione più riassuntivamente archetipica.
Il passato che vive in quel presente, che genera il nostro futuro, in un moto escatologico ed eterno, veniva ad essere rappresentato, a seconda della simbologia più antica, nelle forme di un serpente il quale, di continuo, andava a rigenerarsi, nutrendosi di se stesso. Così, anche per gli uomini, esiste una certa qual forma di mistica catena senza fine che, dipartendosi dal giorno della Creazione, passa attraverso ciascuno di noi, per poi proiettarsi misteriosa, verso la latebra sconosciuta d’un incerto avvenire. Per dirla con Seneca: «Numquam sumus singuli».
L'uomo e la famiglia nella storia. testo di Michele 57